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Ospedale-pediatra di famiglia:
network virtuale o reale?

Il problema degli scarsi rapporti tra medici territoriali e strutture ospedaliere è di crescente attualità e chi ne paga le conseguenze è solitamente il paziente. Ad oggi, le strutture ospedaliere vengono considerate il fulcro assoluto del sistema sanitario, con il grande rischio di offrire, per l’esagerata e spesso immotivata richiesta esistente, servizi e prestazioni improprie, talvolta irrazionali.

Accessi immotivati ai Pronto Soccorso ospedalieri

L’ospedale è, secondo il comune modo di pensare, il luogo a cui rivolgersi per soddisfare qualsiasi problema sanitario, dal più banale al più serio. Le richieste di prestazioni presso il Pronto Soccorso pediatrico, ad esempio, sono in costante aumento, ma sempre meno fanno seguito a un invio da parte del pediatra di famiglia, risultando spesso improprie e, di conseguenza, rinviate al proprio domicilio. Gli ultimi dati indicano circa 50 milioni di accessi/anno (stima Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza), dei quali circa il 10-15% è costituito da pazienti in età pediatrica.
L’analisi degli accessi mette in evidenza che in circa il 90% dei casi si tratta di codici bianchi o verdi (Fig. 1), ossia casi non urgenti o urgenze differibili che in gran parte potrebbero essere valutati e risolti in un contesto extraospedaliero (1) (Tab. 1).

Scarsa interazione ospedale-territorio

Il grande difetto del nostro Servizio Sanitario Nazionale è rappresentato dall’assenza di una rete territoriale di servizi ben organizzata, tale da permettere una reale e concreta interazione tra pediatra di famiglia ed ospedale.
La medicina generale è attualmente formata da quattro settori:
  • assistenza primaria (medico di medicina generale, pediatra di famiglia)
  • continuità assistenziale
  • medicina dei servizi
  • emergenza sanitaria territoriale.
Il pediatra di famiglia effettua, in forma gratuita per propri assistiti, le seguenti prestazioni:
  • valutazione dello sviluppo psicofisico globale del bambino attraverso visite periodiche
  • visite ambulatoriali e domiciliari a scopo diagnostico e terapeutico
  • prescrizione di farmaci, di accertamenti strumentali e di laboratorio, di consulenze specialistiche
  • accesso presso gli ambienti di ricovero per consulti con i colleghi ospedalieri.

Dove intervenire per migliorare la condizione sanitaria attuale?

Costituire una “rete” armonica fra pediatria di famiglia e ospedale rappresenta il punto di partenza per garantire la massima assistenza e il benessere del bambino e della famiglia, obiettivo che può essere raggiunto solo attraverso un attivo coinvolgimento dei genitori.
Il pediatra di famiglia deve essere il riferimento immediato per il bambino e i suo parenti, ma l’interazione tra i singoli pediatri territoriali e la rete di assistenza ospedaliera deve essere stimolata il più possibile attraverso la realizzazione di obiettivi comuni.
L’assistenza preventiva prestata dal pediatra di famiglia deve avere l’obiettivo di evitare l’eventuale ricorso improprio o superfluo alle strutture ospedaliere o specialistiche.

Gestione delle patologie croniche

L’assistenza primaria deve prevedere, da parte del pediatra di famiglia, la formulazione di programmi diagnostici e terapeutici, promuovendo quindi la centralità del pediatra nella gestione della patologia sia acuta che cronica. In questo modo si potrebbe evitare, per esempio, che un bambino affetto da una patologia cronica gestita da un centro specialistico ospedaliero sviluppi una “dipendenza” ed afferisca al centro anche per banali patologie intercorrenti, che possono invece essere gestite adeguatamente dal pediatra di famiglia previa interazione con il centro specialistico ospedaliero che ha in cura il bambino.

Come deve essere la continuità assistenziale

La continuità assistenziale deve realizzarsi attraverso una concreta e rapida interazione tra il pediatra di famiglia e gli altri servizi esistenti sul territorio, compresi i presidi ospedalieri. Non dovrebbe intendersi solo come assistenza sanitaria continua al bambino nell’arco delle 24 ore, ma anche come corrette ed appropriate modalità di presa in carico del bambino da un ambito assistenziale ad un altro. Per l’eventuale necessità di far ricorso ad una visita specialistica, piuttosto che ad un ricovero ospedaliero o ad una prestazione sanitaria generica (come ad esempio esami ematochimici, esami strumentali), il pediatra di famiglia deve giocare il ruolo centrale di coordinamento. Molto spesso invece, e ciò appare quasi inammissibile, sono i pazienti stessi e i loro familiari a fornire al pediatra comunicazioni o informazioni relative a servizi ospedalieri, modalità di accesso, prestazioni erogate, ecc.

Condividere per ottimizzare

Per realizzare una realtà del genere, con centralità della figura del pediatra di famiglia e creazione di un network concreto con tutte le strutture territoriali e ospedaliere, i mezzi da utilizzare potrebbero essere:
  • la creazione di un interscambio culturale (per esempio, con corsi di formazione in aula e online) tra medici ospedalieri e pediatri di libera scelta convenzionati, così come l’individuazione di percorsi diagnostici e terapeutici, secondo protocolli e linee guida condivisi, che possano ridurre i ricoveri impropri e i tempi di attesa per le visite ambulatoriali ed evitare la duplicazione di esami di laboratorio e la migrazione sanitaria dei pazienti;
  • l’istituzione di un canale preferenziale (utilizzando, per esempio, internet, telemedicina, centri unificati di prenotazioni) con possibilità di aggiornamento, prenotazione immediata, teleconsulto e forum multimediale a cui possano accedere pediatri di libera scelta ed ospedalieri per interscambi reciproci o per dare rapide risposte a dei quesiti clinici.

Il pediatra di famiglia potrebbe in questo modo, a seconda delle necessità del singolo caso, interagire rapidamente o in tempo reale con altri pediatri territoriali, con i pediatri ospedalieri, con gli specialisti territoriali, con i medici del pronto soccorso o della continuità medica assistenziale (guardie mediche) prendendosi in carico a 360 gradi le problematiche del piccolo paziente: non solo quelle mediche, ma anche quelle logistiche ed organizzative.
La pediatria di gruppo, che garantisca la continuità assistenziale sul territorio almeno 12 ore su 24 per 7/7 giorni alla settimana da parte dei pediatri di libera scelta, deve essere considerato il modello ordinario di attività nell’area delle cure primarie (1) (Tab. 2).

Conclusioni

L’approccio intersettoriale deve integrarsi con il consolidamento di un sistema fondato sulla comunicazione e sulla partecipazione dei professionisti della salute che, pur appartenenti ad unità operative diverse o a diversi livelli gestionali del SSN, concorrono al raggiungimento di obiettivi condivisi. In tale contesto, va attivato il rapporto con i territori, che sono la sede naturale per la valutazione e l’implementazione dei determinanti di salute, ed enfatizzato il ruolo dei pediatri di libera scelta che possono intervenire non solo in ambito diagnostico-terapeutico, ma anche informando ed educando, consentendo così di promuovere scelte corrette in grado di tutelare la salute ed il benessere (3).

Bibliografia

  1. Ministero della Salute. Commissione Consultiva. Piano per il miglioramento del sistema di emergenza/urgenza 2005.
  2. SIMEUP Lazio - Per i Genitori - Cosa fare a casa in caso d’emergenza. http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato9122256.pdf
  3. Ministero della Salute. Schema di Piano Sanitario Nazionale 2011-2013.
Figura 1.
Codice colore che definisce le condizioni di un paziente al Pronto Soccorso evidenziando il livello di urgenza per la sua assistenza
Tabella 1.
Patologie che in linea di massima non richiedono che un bambino venga portato al pronto Soccorso, a meno di diversa indicazione da parte del pediatra curante (2)
Tabella 2.
Aspetti qualificanti della pediatria di gruppo in ambito ambulatoriale (1)
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